Dante 750

Francesco Fioretti

Qual era il vero volto di Dante?

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La prima cosa che vorremmo chiarire in questo blog è come dobbiamo immaginarci l’autore della Divina Commedia. Qual era il suo vero volto? Come infatti non conosciamo la sua scrittura, non possedendo neanche un suo autografo, tutto ciò che sappiamo del suo viso ci giunge da ritratti di seconda mano, in particolare quello di Boccaccio, che ce lo descrive così:

 

«Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccoli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato».

 

I ritratti successivi dei pittori si sono per gran parte ispirati a questo, spesso però esagerando i particolari fino a forme quasi caricaturali. Il primo ritratto pittorico, invece, è quello di scuola giottesca al Palazzo del Bargello di Firenze. Mentre Boccaccio, che non aveva conosciuto personalmente Dante, aveva tuttavia “intervistato” molti che lo avevano incontrato, il ritratto del Bargello può avvicinarsi al volto originale soprattutto se lo ha abbozzato Giotto in persona (che lo vide personalmente), il che non si sa quanto sia probabile.

 

Qualche anno fa al Laboratorio di realtà virtuale nella sede di Forlì della Facoltà di ingegneria dell’Università di Bologna, sotto la guida del prof. Gruppioni, si è ricostruito quello che dovrebbe essere il vero volto di Dante, e la sorpresa non è stata poca: ne è risultato un viso spigoloso sì, ma non quanto quello dei ritratti usuali. Le mascelle risulterebbero ampie, ma senza il mento da strega di Benevento dei ritratti più diffusi. Il naso prominente, in realtà col setto nasale deviato (una brutta botta durante la battaglia di Campaldino?), non era tanto aquilino da somigliare, col mento all’insù, a una mezzaluna da libri illustrati per bambini. E il labbro inferiore sopravanza sì quello superiore, ma senza esagerare.

 

Come sono arrivati Gruppioni & C. a restituirci quello che secondo loro sarebbe il volto di Dante? Si sono basati sugli studi di Fabio Frassetto, antropologo dell’Università di Bologna che, in occasione del sesto centenario della morte del poeta (1921), aveva effettuato rilievi sulle sue ossa, conservate a Ravenna. Dal calco del calvario (la mandibola è andata perduta), ricostruito sulla base delle sue misurazioni dallo stesso Frassetto, Gruppioni ha realizzato un modello completo del cranio di Dante. E Francesco Mallegni dell’università di Pisa, esperto nella ricostruzione facciale, ha utilizzato il modello per realizzare un fac-simile del probabile volto di Dante. È attendibile questa ricostruzione? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe riaprire la tomba, e datare le ossa di Dante, che erano sparite nel 1509 e furono casualmente ritrovate solo nel 1865, durante lavori di restauro del vecchio sepolcro. Se le ossa sono trecentesche (e non si tratta di una bufala ottocentesca), Dante somigliava ai due ritratti dei disegni che vedete sopra, al primo (il Dante del Bargello) all’età all’incirca di trent’anni, al secondo (il Dante di Gruppioni e Mallegni) nel 1321, anno della sua morte.

 

© Francesco Fioretti

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3 febbraio 2015

 

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Francesco Fioretti

Francesco Fioretti è nato a Lanciano, in Abruzzo, nel 1960, da madre siciliana e padre pugliese d’origine toscana. Fiorentina la sua formazione universitaria, ma ha conseguito il dottorato di ricerca ad Eichstätt, in Germania. Ha insegnato in Lombardia e nelle Marche. Dantista e scrittore, ha esordito nella narrativa con Il libro segreto di Dante, che ha conosciuto un rilevante successo, seguito poi da Il quadro segreto di Caravaggio, La profezia perduta di Dante. La selva oscura. Il grande romanzo dell’Inferno è una “riscrittura” in prosa moderna dell’Inferno di Dante (Rizzoli 2015).

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